venerdì 7 aprile 2017

José Eduardo Agualusa, “Teoria generale dell’oblio” ed. 2017

                                                     Voci da mondi diversi. Africa
            la Storia nel romanzo
            FRESCO DI LETTURA

José Eduardo Agualusa, “Teoria generale dell’oblio”
Ed. Neri Pozza, trad. Romana Petri, pagg. 219, Euro 16,50

       25 aprile 1974- iniziava la Rivoluzione dei Garofani in Portogallo. Anche in Angola, colonia portoghese dal secolo XVII, i tempi erano maturi per un cambiamento. Nel 1975 Agostinho Neto divenne il primo presidente dell’Angola indipendente e iniziava, però, una lunga guerra civile. E’ su questo sfondo travagliato che si svolge il romanzo “Teoria generale dell’oblio” dello scrittore angolano José Eduardo Agualusa- la storia di Ludovica Fernandes Mano, reclusa per trent’anni in un’ala del Palazzo degli Invidiati a Luanda, è il filo conduttore da cui si stacca una frangia di altre storie con altri personaggi che, in una qualche maniera, hanno a che fare con lei.
     Ludo non si sarebbe mai separata da sua sorella Odete. Quando Orlando, un ingegnere minerario angolano conosce Odete durante un suo viaggio in Portogallo e se ne innamora, anche Ludo parte per Luanda insieme alla sorella. Affronta il viaggio morta di paura, ma, d’altra parte, Ludo ha paura anche dell’aria che respira. Il cognato le regala un cane che le faccia compagnia e lei lo chiama Fantasma, perché è tutto bianco, è un pastore tedesco albino. Scoppia la rivoluzione nelle strade di Luanda, i portoghesi vendono, svendono, regalano le loro proprietà per fuggirsene in Portogallo. Anche Odete vorrebbe tornare in patria. Orlando si indigna. Quelli che Odete chiama ‘terroristi’ per lui sono patrioti che combattono per la libertà dell’Angola e lui è un angolano, non se ne andrà. E tuttavia, una sera, Orlando e Odete escono per andare ad una festa e scompaiono. Ecco perché Ludo si mura in casa. Perché ha paura, perché ha ucciso un furfante che voleva rubare, perché è l’unica cosa che le viene in mente di fare per proteggersi. Lei e Fantasma sopravvivranno- in casa c’è di tutto, bevande e acqua, sacchi di farina e di fagioli e di mais, farina. Un muro che Ludo è in grado di ergere nel corridoio la isolerà dal resto di quel palazzo splendido che non per niente era chiamato Palazzo degli Invidiati.

     Ludo non lo sa, ma Orlando si era appropriato di un certo numero di diamanti della società per cui lavorava ed un mercenario- chiamato ‘il Boia’- voleva recuperarli. Sulle tracce del Boia si muove l’investigatore Monte, un comunista che odia i portoghesi e, anni dopo, un giornalista, Daniel Benchimol, si metterà alla ricerca di Ludo, dopo aver ricevuto una strana lettera dal Portogallo dove qualcuno vorrebbe avere notizie proprio di Ludo. E alla fine conosceremo anche noi il segreto di Ludo.
    Con mano maestra Agualusa mescola le carte e le distribuisce- la storia di Ludo per cui il tempo non ha alcuna dimensione in quell’appartamento all’ultimo piano dove lei ha coltivato piante commestibili sul terrazzo, brucia libri e mobili per riscaldarsi, scrive a carboncino sulle pareti frasi tratte dai libri prima di consegnarli alle fiamme, inventa una trappola usando i diamanti come esca per catturare piccioni e poi mangiarli (e un piccione viaggiatore, che lei ha rimesso in libertà perché consegnasse il messaggio d’amore attaccato alla sua zampa, farà la fortuna di una persona che verrà ad abitare nel suo stesso palazzo), si alterna con quella del Boia che scampa a più di una morte, con quella di Monte e quella di Daniel Benchimol e quella degli angolani negli anni bui (per Ludo lo sono letteralmente, quando viene meno l’elettricità in casa) della guerra civile quando una donna che scompare è soltanto una delle tante persone che sono scomparse.

    La fine è come la calma dopo la tempesta, la spiegazione di tutto. “Dobbiamo praticare l’oblio”, dice Ludo. Il Boia si oppone, “Dimenticare è come morire. Dimenticare è una resa”. Soltanto adesso, solo alla fine, Ludo si rammarica di aver sprecato la sua vita.

    Nella nota preliminare Agualusa ci dice che Ludovica Fernandes Mano è morta a ottantacinque anni a Luanda, nel 2010, di avere tra le sue mani i diari dei primi dei suoi ventotto anni di reclusione e di averli usati per meglio capirla. “Ciò che leggerete, però, è finzione. Pura finzione.” Pura arte dello scrittore, diciamo noi.


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